Siamo tutti coach in qualche modo parte 2 (ovvero coach moda o metodo efficace ?)

Siamo tutti coach in qualche modo parte 2 (ovvero coach moda o metodo efficace ?)

Cosa rende efficace e di valore qualcosa di apparentemente semplice ed alla portata di tutti ? almeno due elementi:

  1. Il saperlo fare in modo straordinario, unico, e professionale
  2. I risultati che produce

Ultimamente leggo troppo spesso o mi ritrovo ad ascoltare frequentemente critiche al coaching basate sull’unico argomento che vorrebbe sostenere che il coaching è solo un fenomeno di moda, non si basa su nulla di scientifico e chiunque (almeno in Italia) potrebbe alzarsi una mattina e auto-dichiararsi coach, aprire una p. iva e svolgere questa affascinante attività senza poter essere bloccato in base a qualche normativa che possa tutelare le persone che, in buona fede, si rivolgeranno a lui magari attratte da una ottima funnel (invito ad approfondire questo concetto di marketing) incrociata in un momento delicato della propria vita.

Bene, in Italia tutto questo può accadere. Ma ciò non dimostra nient’altro se non che esistono comportamenti scorretti e scellerati, mentre non dimostra affatto che il coaching sia una moda o qualcosa di inutile.

Nella prima parte di questo argomento ho affermato che “Il coaching è una cosa abbastanza semplice, se vogliamo, ma attenzione, nella semplicità si insidiano le più grandi minacce e difficoltà, perché spesso confondiamo la semplicità con la faciloneria, sminuendo le cose e rendendole banali.”

Alcune persone sono nate coach, hanno modi di fare semplici e affabili, si dimostrano aperte, hanno empatia, entrano in connessione con “l’altro” con estrema facilità, sono sinceramente interessate a capire ed aiutare, hanno “cuore”, desiderano che tutti intorno a loro possano essere migliori, hanno “un dono”, un “talento naturale”.

Ma come ogni cosa anche un talento di questo tipo, per diventare davvero potenzialmente utile e tutti, va allenato, coltivato, migliorato, in un serio processo di crescita personale e professionale.

E per fare il coach non basta neanche questo. Il coach ha lavorato su se stesso, ha messo in pratica quello che ora sa fare con gli altri, ha affrontato i suoi demoni, le sue incertezze, ha edificato la sua coerenza, la sua autenticità, la sua morale, è un esempio vivente di ciò che fa ed è.

La chiave di lettura sta proprio nell’ultimo punto…rendere banale qualcosa di molto più importante. Come quando qualcuno afferma che “tanto un sito web me lo saprebbe fare anche mio nipote che con i computer ci sa fare…non è che serve studiare per fare un sito web, no ?”

Beh, qui la frase potente (a volte un po’ di pillole di fuffa servono) ci sta: se pensi che un professionista costi tanto, pensa a quanto ti costerà un dilettante”.

Chi è un coach professionista e come possiamo difenderci dai fuffa-coach ? o dai coach da bar, l’amicone disposto a farsi un bicchiere con noi per risolvere la discussione familiare o il conflitto con il collega, o magari a farci sentire meno responsabili della “fuitina” con la collega (o il collega, par condicio) ?

Per fortuna in una Italia di confusione e poca attenzione a moltissime cose (non mi fate polemizzare, vi prego…) esiste una legge che ci aiuta almeno a distinguere tra chi si fa un D.M. (discreto mazzo) e investe il suo tempo (la parte di valore) e il suo denaro (la risorsa materiale) per frequentare una scuola di coaching, apprendere tecniche e teorie fondamentali, dimostrare di aver imparato e ottenere un riconoscimento da una Associazione che attesta le competenze acquisite iscrivendo quel coach in una lista di professionisti e riconoscendo al cliente uno sportello a cui rivolgersi in caso qualcosa non vada bene. Ognuno di noi ha frequentato un percorso professionale ed è regolarmente iscritto in una associazione in base alla vigente legge.

Qui in U2N ci teniamo molto a questo, perché il coaching, al di là delle polemiche e delle disquisizioni sulle differenze e affinità con altre discipline e neuroscienze, ha a che fare con le PERSONE e con i loro sogni, i loro bisogni, le loro emozioni, i loro desideri, i loro piani di vita, il loro FUTURO, e qui non si scherza.  E’ la parte etica di questa professione che gioca un ruolo decisivo nel fare la differenza tra un coach e un fuffa-coach.

Poi ognuno è libero, sempre, di scegliere per se e la sua vita. Come mi ha insegnato il mio mentore, Angelo Bonacci, a cui devo il completamento del mio lungo percorso che mi ha portato a raggiungere il mio obiettivo, quello di essere un coach professionista, “SE è BUONO PER TE E’ BUONO PER ME”.

In conclusione, in un contesto senza regole chiare e senza esclusione di colpi, in cui il business padroneggia sull’etica, il profitto sul valore delle persone, in cui l’abbondanza di tutto, se vuoi sfogarti un po’, chiama il tuo migliore amico, sarà un coach meraviglioso.

Se hai un male interno, qualcosa che non sai gestire, forse avrai bisogno di un terapeuta.

Se hai voglia di scoprire il tuo vero potenziale, metterlo in azione e sfruttarlo a favore della tua vita e dei tuoi obiettivi e desideri, se vuoi imparare a fare un piano di azione con un METODO chiaro e vincente, se cerchi un PROFESSIONISTA che sappia quel che fa e quindi potrai affidargli quei sogni, non seguire una moda, scegli consapevolmente ed entra in azione. Il ruolo del tuo coach sarà quello di guidarti in una relazione creativa e generativa da dove ti trovi ora a dove desideri arrivare. I parametri per valutare il tuo percorso con il tuo coach li conosci, e saranno i tuoi risultati a guidarti.

Buon Coaching. Quello con la maiuscola.

Up to Your Next Level

Il coaching è Azione.