Il distanziamento sociale e l’empatia

Un nuovo termine è emerso nell’ultimo mese : distanziamento sociale.
E’ di vitale importanza per il proprio bene e per il bene sociale mantenere una distanza di sicurezza di
almeno un metro, per far sì che un virus “cattivissimo”, il Covid-19, non ci colpisca.
Lo stato di emergenza causato dal virus è scattato in un contesto sociale in cui l’individuo era affetto da
indifferenza, culto di sé, narcisismo – verificatisi soprattutto dopo il Duemila – ed in cui , proprio per questo,
si cominciava a creare qualche allarme.
L’empatia – ovvero la capacità di mettersi nei panni dell’altro – secondo uno studio dell’Università del
Michigan, che l’ha “misurato” a 14.000 studenti per una trentina d’anni, sta avendo un tracollo . La
mancanza di capacità empatica non ha effetti solo etici, ma anche cognitivi.
Le neuroscienze ci hanno dimostrato, dalla scoperta dei neuroni specchio in poi, che è grazie all’empatia
che l’individuo è in grado di costruire relazioni efficaci, prendere giuste decisioni, amare la vita e porsi degli
obiettivi, capendo quello che accade intorno .
L’essere umano è geneticamente programmato per essere empatico, ma per sviluppare la capacità di
gestire e capire le emozioni sia proprie che degli altri ha bisogno di sperimentare il proprio sistema nervoso
in un ambiente che gli trasmetta una sufficiente sicurezza.
La nostra società “antivirus” , nonostante l’abbondanza di beni materiali, era carente di sostegno sociale, di
senso di appartenenza alla società, di manifestazioni di affetto.
Credo, fermamente, che questo periodo di forzato isolamento nelle proprie case e di distanziamento
sociale farà sperimentare il contatto con se stessi, con le proprie emozioni . Farà anche rinascere
quell’orgoglioso spirito di appartenenza alla propria Terra, alla propria Nazione. Farà rinascere e
sperimentare l’empatia.
In campo emotivo la riparazione è sempre possibile. Questo terribile momento ci sta insegnando ad
esercitare lo sguardo su noi stessi e sulla nostra esperienza interiore , a ricontattare e trasformare le
emozioni , talvolta represse.
La lettura di un libro può essere di grande aiuto, perché leggere è di per sé un atto di immedesimazione, di
esercitazione della abilità di “leggere” il comportamento dei protagonisti della storia narrata.
Sicuramente il “dopovirus” festeggerà molti più individui consapevoli ed empatici. E’ un momento di sfida,
di difficoltà, che , come sempre, genera crescita e miglioramento per chi ama porsi in discussione.